Una notte in arena
Oct 5, 2009 Ordinary life
Non c’è molto da dire… Sono stati due giorni favolosi! Anche se inizialmente ero un pochettino scettico, e alla seconda canzone ho pensato che sarebbe stato un concerto noiosissimo, mi sono dovuto ricredere quando il resto della band è salita sul palco e ha dato inizio ad un vero e proprio show. Non un concerto, ma uno show.
Perché questo è stato: ottimi arrangiamenti orchestrali (tutti scritti unicamente dal maestro dell’orchestra dell’arena), ottima regia, favolosa location, ottima musica… Ottimo tutto! Soprattutto per le canzoni riarrangiate e rifatte in chiave leggermente diversa (come ad esempio Hai un Momento Dio?); ma quando i musicisti sono bravi non c’è niente che tenga!
Non pensavo fosse così bello, perchè non è stato come ai concerti di Vasco 1, ma mi è piaciuto veramente tanto!

E ottimo è stato anche il pernottamento all’agriturismo Bonettone, a soli due chilometri da Verona: che è una splendida città: bella, pulita, ordinata, vivibile… Se per caso voleste passare un paio di giorni nel veronese vi consiglio di fermarvi lì a dormire, e non ve ne pentirete!
Risultato? Niente di imperfetto in un weekend semplicemente da incorniciare!
Note
- Sono tutta un’altra cosa… Più “pesanti”, più movimentati; ma fa anche un altro genere di rock. ^top
Ricordi di un appello di matematica
Sep 25, 2009 Life teaching, Ordinary life, Università
Mi è venuto in mente di un episodio successo un paio di anni fa, quando ancora dovevo passare matematica. Era estate (perché gli appelli di matematica li ho sempre dati d’estate, tranne quando l’ho passato che era il 29 gennaio!) e io avevo appena finito di dare matematica; ricordo benissimo la delusione di quel giorno dovuta al fatto che, per l’ennesima volta, l’esame mi era andato male.
E durante il tragitto dall’università all’appartamento sono andato a braccetto con la tristezza e l’angoscia: avevo un groppone in gola allucinante che se ne stava lì fermo, non andava né su né giù, e non sapevo cosa fare. Volevo fare qualcosa perché in quei momenti era una situazione invivibile. Allora mi sono deciso e ho detto: “Va bene. Se questa cosa da sola non ne vuole sapere di muoversi, la faccio muovere io”. Quindi durante quella mezz’oretta che sembrava interminabile ho ascoltato le canzoni più tristi e mielose che avevo sull’iPod, per cercare di smuovere quella cosa in gola. Ho fatto di tutto per non farla andare via e fermarla lì, appena sotto la gola, finchè non sono arrivato in appartamento, ho chiuso la porta, mi sono buttato sul letto e, ancora con la musica alle orecchie, mi sono lasciato andare.
Perché in quei momenti vedi tutto grigio, nero, buio, ti crolla tutto addosso, ti senti impotente e non sai spiegarti perché certe cose debbano capitare a te e non al tuo vicino di banco o a quella persona che ti sta sulle scatole, che cos’hai fatto per meritarti l’ennesima delusione universitaria… Ti passa la voglia di fare qualsiasi cosa, anche solo guardare la tele; non sai più cosa fare perché ti senti un fallito, mandi tutti a quel paese perché sei nervoso, manderesti volentieri tutto a quel paese, dicendo “Chi me lo fa fare?”, pianteresti gli studi e andresti a lavorare, che almeno lì non c’è più da studiare…
Però le lacrime pian piano finiscono, aiutate da un paio di telefonate liberatorie, magari della mamma e della tua ragazza che chiedono com’è andata… E con loro, le due donne della tua vita, ti sfoghi, dici loro quello che pensi: che ti senti uno schifo, che non capisci a cosa cacchio serve matematica in un corso di informatica e tutto il resto. E ti calmi, riprendendo possesso delle tue facoltà mentali e fisiche. Grazie a loro, alle donne della tua vita, così diverse eppure così uguali perché dicono le stesse cose in due modi leggermente diversi, la tua mente ricomincia a funzionare a dovere…
Razionalmente inizi a pensare che è giusto che andasse così, che non passare un esame non è la fine del mondo, sai benissimo che Qualcuno lassù ha voluto così perché ha dei piani per ognuno di noi, che avrai altre possibilità. Da persona intelligente inizi ad analizzare il tuo recente fallimento: forse non ti eri preparato a dovere, forse ti è andato male quell’esercizio perché hai messo un numero che non doveva andare lì.
Di una cosa sei sicuro: che hai dato il massimo, e questo ti consola più di ogni altra cosa. Allora, sorridente per la prima volta dopo più di un’ora sorridi, ti alzi dal letto, vai a mangiare qualche dolciume in cucina perché ti è anche venuta fame e non vedi l’ora che i tuoi coinquilini rientrino per sparare cavolate come tutte le sere e ridere in compagnia.
PS. Lo spunto, oltre a qualche avvenimento recente, mi è venuto rileggendo per puro caso questo commento (e i successivi).
Sulle presentazioni fotografiche
Sep 8, 2009 Oratorio
Solo ieri avevo parlato della probabile fine di un ciclo… Adesso, a poco più di 24 ore di distanza da quanto scritto, mi sento di dire che è stato tutto uno scherzo della stanchezza. Perchè ieri ero veramente stanco e, si sa, la stanchezza fa pensare o dire cose che in realtà non si pensano; o meglio, si pensano, ma ragionandoci poi a mente fresca ci si accorge che non la si pensava proprio in quel modo.
E così ieri sera sono andato in Oratorio per preparare quella maledettissima presentazione, già con il pensiero di trovare chissà che cosa e di metterci chissà quanto tempo. E invece no.
Perchè tutte le fotografie scelte erano ordinatamente divise in cartelle! Gioia, gaudio e tripudio! Finalmente un lavoro come si deve!
La fine di un ciclo
Sep 7, 2009 Oratorio
E’ un argomento che mi sta molto a cuore, tant’è che ne avevo già parlato qui e qui (e forse anche da qualche altra parte, ma non sono riuscito a trovarlo!); sto parlando del mio ruolo all’interno dell’Oratorio. Ruolo che, da due anni a questa parte, prima a causa dello studio e poi del lavoro, è andato sempre più scemando, fino ad essere una presenza sporadica di tanto in tanto (maledetti esami…!) Presenza sporadica a parte, quello che mi dà più fastidio (in realtà che mi fa stare male) è che mi sta passando la voglia.
Ora, non so dire se questa situazione è permanente o solo di passaggio, se è dovuta al fatto che tra sabato e domenica ho dormito 5 ore, se è dovuta allo stress causati dal mio temporaneo ruolo di insegnante di fisica che mi ha tenuto occupato nei pomeriggi di questo splendido weekend o chissà da che cosa… Conoscendomi mi viene da dire che con molta probabilità è dovuto alla stanchezza, perchè quando sono stanco divento intrattabile.
Intrattabile a tal punto che aumenta anche il nervosismo (sempre per colpa della stanchezza)… E quindi, ieri sera mentre ero in Oratorio a cercare di fare la presentazione per le attività estive ho pensato che non me ne fregava una beneamata fava, per diversi motivi. E ieri sera, quando poi sono arrivato a casa stanco morto e ho ripensato alla serata ci sono rimasto veramente male, perchè mi è venuto il sospetto che, per il sottoscritto, si stia chiudendo un ciclo; perchè quando si perde l’entusiasmo che si aveva fino a poco tempo prima c’è qualcosa che non va.
E visto che la presentazione delle attività estive è stata compito mio da 6 anni a questa parte, vedere che la mia “creatura” veniva “maltrattata” in questo modo ci sono rimasto male, e la cosa mi ha provocato un po’ di nervosismo.
C’è da spiegare però come sono andati i fatti: gli altri anni io e qualche altra persona ci siedevamo attorno ad un tavolo con tonnellate di fotografie delle attività estive, ci guardavamo e ci dicevamo “Bene, quali foto scegliamo?” 1 Allora ci mettevamo lì con molta pazienza e guardavamo tutte le foto più e più volte, nell’attesa che ci venisse l’ispirazione per un qualcosa di simpatico o serio. E una volta accesa la miccia tutto era più semplice. E si dividevano le foto in cartelle a seconda dell’argomento, per semplificare il tutto.
Poi veniva la parte più divertente: la creazione della presentazione. E su questo ci ho sempre lavorato io perchè nel gruppo sono quello che con i computer ci sa lavorare un po’ meglio… Bastava semplicemente inserire le foto in powerpoint tutte insieme 2 e poi lavorare sulla musica (la parte più “impegnativa” perchè la scelta di una colonna sonora sembra cosa facile ma non lo è!), ed il gioco era fatto. Questo accadeva quando non lavoravo e avevo tempo da dedicare a quest’attività (cosa che mi caricava in una maniera allucinante!
).
Quest’anno, che ahimè lavoro, tutta l’attività iniziale è stata relegata ai più giovani, le cose sono andate in maniera leggermente diversa. Era stato chiesto loro di terminare la parte più brutta (la scelta delle foto) entro mercoledì scorso, così in una settimana tutte le varie presentazioni sarebbero state pronte. Peccato che (purtroppo) non è andata così. Perchè a ieri sera (la presentazione sarà dopodomani) le foto non sono state ancora scelte. E quindi mi sono un po’ sfogato con Alice… Che so benissimo che non è colpa sua, non è colpa di nessuno, perchè poveri ragazzi è il primo anno che fanno questa cosa e quindi non sanno come si fa, però sta di fatto che, due giorni prima della presentazione, non c’è ancora niente di pronto.
E la cosa che mi ha fatto più male, ripensandoci con il senno di poi, è stata la frase che ho pensato mentre stanco morto, cercavo di parlare con Alice con un tono di voce che non facesse trasparire la mia rabbia. Che, ripeto, non è rabbia nei suoi confronti, ma in generale. E’ stato quel “Ma che cazzo me ne frega, se non hanno scelto le foto sono cavoli loro.” che mi ha fatto male, non il fatto che la presentazione non è pronta; perchè quella, bella o brutta che venga, in un modo o nell’altro si prepara. A mente fredda, nel mio letto, ho capito che quella frase, forse, ha segnato l’inizio della fine. Perchè ancora adesso, a distanza di 12 ore, mi viene da pensare che non me ne frega niente.
Ma forse è la stanchezza che gioca ancora brutti scherzi; perchè sono ancora stanco morto.
Note
Tags: cambiamenti, festa dell'oratorio, menefreghismo, presentazione fotografica, rabbia
L’amico è
Sep 3, 2009 Ordinary life, Serietà
Spero di non ricevere critiche da nessuno in particolare, ma prenderò spunto da una telefonata della settimana scorsa; questa telefonata ha fatto scattare in me una leggera molla che, sul subito, ha provocato una valanga di pensieri che ho avuto difficoltà a contenere. E quindi, per tutto il viaggio in pullman, ho rimuginato su questa cosa che poi, ovviamente, è andata scemando, lasciandosi dietro un debole eco che cercherò di ri-amplificare.
Questo debole eco riguarda l’amicizia, con annessi e connessi.
Leggi il resto del post »