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One man band

Per la serie “Cartoni che diventano realtà:D

Koda fratello Orso #1

kodalocE’ dal 2003 che ho in testa pensieri su questa canzone (ma soprattutto su questo film). Il film è Koda Fratello Orso (tanto per cambiare un cartone animato :D ).

Per puro caso oggi mi sono ritrovato a guardare su youtube il video di Phil Collins della colonna sonora del film, Look Through My Eyes, che mi ha sempre emozionato perché è semplicemente fantastica; accoppiata al film, poi è da pelle d’oca. La stessa pelle d’oca che mi accompagna ogni volta che chiudo gli occhi e ascolto questa canzone pensando al significato (soprattutto nel finale, quando c’è una sovrapposizione di voci che crea frasi a mio parere molto “suggestive”). A differenza delle altre volte, però, insieme alla pelle d’oca c’è anche stato un inspiegabile tuffo al cuore, che mi ha portato a iniziare a scrivere.

Inizio a scrivere partendo da lontano, da un ragazzo, Kenai, che aspetta il rito di consegna del totem, che dovrà guidarlo per tutta la sua vita. Le aspettative sono tante, il giovane si aspetta un totem “gagliardo”, e cosa gli capita? L’orso dell’Amore! Peccato che il nostro amico abbia un “odio” particolare verso gli orsi, che gli hanno appena rovinato il banchetto con il quale avrebbe dovuto festeggiare il passaggio all’età adulta.
E quindi parte la caccia all’orso, semplicemente per vendetta, in quanto “gli orsi non amano nessuno, non pensano e non hanno sentimenti”. Mai frase fu più sbagliata di questa. Perché dopo il combattimento gli spiriti della montagna trasformeranno il nostro Kenai proprio in un orso.

Arriva il momento in cui Kenai deve guardare le cose da un altro punto di vista: quello di un orso, l’animale che lui ha odiato e cacciato fino a poco prima. Ma cambiare prospettiva non è per niente facile.
E’ grazie all’incontro con Koda, un simpatico orsetto che sta andando al raduno del salmone, che Kenai avrà modo di adattarsi a questo nuovo mondo e di ricredersi sulla frase detta prima della trasformazione. Mi verrebbe da dilungarmi raccontando tutto il film fotogramma per fotogramma, ma non mi sembra il caso… Ve lo consiglio vivamente, guardatelo da soli, con i vostri figli, con i vostri amici, con chi volete, ma, vi prego, guardatelo!

Mi viene invece da soffermarmi sul tema centrale del film prendendo spunto dalla canzone: l’Amore. E mi viene in mente che questa canzone può essere dedicata da una persona al proprio partner; perché quando si è in una coppia bisogna farsi forza a vicenda. E’ quindi normale che, in alcuni momenti si dica Non scappare, non nasconderti / Andrà tutto bene, vedrai, credimi / Sarò lì a vegliare su di te.

Da persona credente quale sono, poi, mi viene ancora di più la pelle d’oca se penso al ritornello e se penso che è quello che potrebbe dirci il buon Gesù di Nazareth (ma anche tutta la canzone, non solo il ritornello!); perché, personalmente, ho bisogno di credere in Qualcuno che stia sopra di noi, che ci aiuti e ci guidi nei momenti del bisogno, Qualcuno a cui aggrapparmi quando sono in difficoltà, quando ho qualcosa che non va.

E se ripenso a Koda, all’orsetto innocente mi viene anche in mente che non dobbiamo buttarci troppo giù quando ci succede qualcosa di brutto: dobbiamo sempre avere la forza di rialzarci e andare avanti a testa alta. Perché ogni cosa brutta che ci succede, se analizzata con calma, sicuramente diventerà occasione di crescita, per noi e per quelli che ci stanno vicino.

[...]
Kenai: Mio fratello è uno spirito. Se non fosse per lui non sarei qui.
Koda: Cosa gli è capitato?
Kenai: E’ stato ucciso da un… mostro!
Koda: Come si chiama?
Kenai: Sitka.
Koda: Grazie Sitka. Se non fosse stato per te non avrei mai conosciuto Kenai. Ho sempre desiderato avere un fratello!

Credo anche che l’Amore (quello vero, con la A maiuscola) possa portare a cose che viste dall’esterno possono sembrare sacrifici enormi, ma che se comprese fanno tremare le gambe e venire le lacrime dall’emozione (o dalla gioia). Come succede ogni volta che guardo questo film (e della qual cosa sicuramente non mi vergogno); l’effetto è quello, vi avviso: da un capolavoro del genere non si poteva pretendere altro.

C’è invece una cosa della quale sono più che sicuro: che quel “Guarda attraverso i miei occhi” sussurrato alla fine sia un invito a non essere egoisti: è una frase che penso inviti, ogni tanto, a guardare il mondo da un altro punto di vista, e fa ricordare che non esistiamo solo noi…

A quel punto, magari, diventeremo un po’ più saggi e capiremo anche noi, come l’altro fratello Denahi, che l’Amore è la cosa più grande. Capito quello forse inizieremo anche noi a raccontare agli altri la nostra storia (perché saremo diventate persone migliori); una storia che magari sarà come quella di Kenai, diventato uomo soltanto dopo essersi trasformato in un orso.

There are things in life you’ll learn and
In time you’ll see
Cause out there somewhere
It’s all waiting
If you keep believing
So don’t run, don’t hide
It will be all right
You’ll see, trust me
I’ll be there watching over you

Just take a look through my eyes
There’s a better place
somewhere out there
Just take a look through my eyes
Everything changes
You’ll be amazed what you’ll find
If you look through my eyes

There will be times on this journey
All you’ll see is darkness
Out there somewhere daylight finds you
If you keep believing

So don’t run, don’t hide
It will be all right
You’ll see, trust me
I’ll be there watching over you

Just take a look through my eyes
There’s a better place
somewhere out there
Just take a look through my eyes
Everything changes
You’ll be amazed what you’ll find
If you look through my eyes

All the things that you can change
There’s a meaning in everything
And you will find all you need
There’s so much to understand

Just take a look through my eyes
There’s a better place
somewhere out there
Just take a look through my eyes
Everything changes
You’ll be amazed what you’ll find
If you look through my eyes

Take a look through my eyes

Ratatouille

La locandina del film "Ratatouille"

Tutti i bambini amano i cartoni animati, e io non ho mai fatto eccezione. L’eccezione potrei farla adesso quando, a 23 anni, sono ancora un amante dei cartoni animati. Al punto che non me ne perdo uno e, appena escono al cinema, me li vado a vedere. Perché sono più che convinto che i film di animazione degli ultimi anni (diciamo da Tarzan in poi, anche se quelli prima non li ho ancora visti) non siano per bambini, ma per adulti; sì, sono fatti per far divertire i bambini, ok, ma contengono messaggi che solamente gli adulti sono in grado di comprendere…

Ricordo benissimo due anni fa quando siamo andati a vedere Ratatouille: uno splendido film di (stupenda) animazione di due ore o poco più; mi aveva colpito (da pelle d’oca, giuro) una delle frasi finali del film, che però non ero più riuscito a ricordare. Comunque il film mi era piaciuto a tal punto che avevo deciso che la faccia di Remy sarebbe diventata l’icona dei miei commenti.

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Ricordi di un appello di matematica

Mi è venuto in mente di un episodio successo un paio di anni fa, quando ancora dovevo passare matematica. Era estate (perché gli appelli di matematica li ho sempre dati d’estate, tranne quando l’ho passato che era il 29 gennaio!) e io avevo appena finito di dare matematica; ricordo benissimo la delusione di quel giorno dovuta al fatto che, per l’ennesima volta, l’esame mi era andato male.

E durante il tragitto dall’università all’appartamento sono andato a braccetto con la tristezza e l’angoscia: avevo un groppone in gola allucinante che se ne stava lì fermo, non andava né su né giù, e non sapevo cosa fare. Volevo fare qualcosa perché in quei momenti era una situazione invivibile. Allora mi sono deciso e ho detto: “Va bene. Se questa cosa da sola non ne vuole sapere di muoversi, la faccio muovere io”. Quindi durante quella mezz’oretta che sembrava interminabile ho ascoltato le canzoni più tristi e mielose che avevo sull’iPod, per cercare di smuovere quella cosa in gola. Ho fatto di tutto per non farla andare via e fermarla lì, appena sotto la gola, finchè non sono arrivato in appartamento, ho chiuso la porta, mi sono buttato sul letto e, ancora con la musica alle orecchie, mi sono lasciato andare.

LacrimaPerché in quei momenti vedi tutto grigio, nero, buio, ti crolla tutto addosso, ti senti impotente e non sai spiegarti perché certe cose debbano capitare a te e non al tuo vicino di banco o a quella persona che ti sta sulle scatole, che cos’hai fatto per meritarti l’ennesima delusione universitaria… Ti passa la voglia di fare qualsiasi cosa, anche solo guardare la tele; non sai più cosa fare perché ti senti un fallito, mandi tutti a quel paese perché sei nervoso, manderesti volentieri tutto a quel paese, dicendo “Chi me lo fa fare?”, pianteresti gli studi e andresti a lavorare, che almeno lì non c’è più da studiare…

Però le lacrime pian piano finiscono, aiutate da un paio di telefonate liberatorie, magari della mamma e della tua ragazza che chiedono com’è andata… E con loro, le due donne della tua vita, ti sfoghi, dici loro quello che pensi: che ti senti uno schifo, che non capisci a cosa cacchio serve matematica in un corso di informatica e tutto il resto. E ti calmi, riprendendo possesso delle tue facoltà mentali e fisiche. Grazie a loro, alle donne della tua vita, così diverse eppure così uguali perché dicono le stesse cose in due modi leggermente diversi, la tua mente ricomincia a funzionare a dovere…

Razionalmente inizi a pensare che è giusto che andasse così, che non passare un esame non è la fine del mondo, sai benissimo che Qualcuno lassù ha voluto così perché ha dei piani per ognuno di noi, che avrai altre possibilità. Da persona intelligente inizi ad analizzare il tuo recente fallimento: forse non ti eri preparato a dovere, forse ti è andato male quell’esercizio perché hai messo un numero che non doveva andare lì.

Di una cosa sei sicuro: che hai dato il massimo, e questo ti consola più di ogni altra cosa. Allora, sorridente per la prima volta dopo più di un’ora sorridi, ti alzi dal letto, vai a mangiare qualche dolciume in cucina perché ti è anche venuta fame e non vedi l’ora che i tuoi coinquilini rientrino per sparare cavolate come tutte le sere e ridere in compagnia.

PS. Lo spunto, oltre a qualche avvenimento recente, mi è venuto rileggendo per puro caso questo commento (e i successivi).

Turbinio di idee

Ci sono tante cose di cui vorrei parlare in questo periodo: delusioni, sconfitte, vittorie, film visti, canzoni sentite, libri letti… Una marea di cose, davvero! E anche serie, mica cose da ridere! Che più ci penso e più mi vengono in mente cose da scrivere che vorrei scrivere ma, purtroppo, mi manca il tempo!

E allora scrivo queste poche righe perchè ho voglia di scrivere qualcosa e perchè, magari, mi verrà voglia di ritagliarmi qualche mezz’oretta da passare sulla tastiera a lasciare che le mani seguano quello che dice la mente!